La cultura di quattro Ragazzi di strada

Perchè quattro ragazzi di strada, di nome e di fatto, in una web-biblioteca che vuole essere dedicata alla Cultura (C maiuscola) di Parma? La risposta, senza scomodare

lunghi discorsi sulla divisione fra cultura alta e bassa, è già nel fatto che la nostra Parmateca vuole estendersi a tutte le storie parmigiane che contengano in sè una lezione di come inseguire e coronare sogni lasciando un segno, in un campo dell’arte quale è la musica, seppur leggera.

Credo che nessuno negherebbe un posto nella storia della cultura britannica (e non solo) ai Beatles. Ebbene, i nostri piccoli Beatles sono stati i Corvi. Quattro ragazzi di origini semplici: oggi è rimasto solo Claudio Benassi, che da una parte porta avanti con l’energia e la passione di sempre la musica e dall’altra ha voluto condividere con noi questa storia, nelle pagine del libro intitolato appunto “ragazzi di strada…i Corvi”, scritto da Claudio con la collaborazione di Pierangelo Pettenati.

Non è un libro per addetti ai lavori. Quella dei Corvi è sì una storia musicale ma anche e soprattutto una storia di provincia, la nostra provincia: con dentro lo spirito – ribelle e utopico insieme – degli anni Sessanta (i Corvi furono protagonisti delle prime Messe beat). Anni in cui la musica, oltre che dai Beatles, era dominata da tutte le canzoni che da oltreManica o da Oltreoceano arrivavano in Italia dove trovavano altre decine di gruppi pronte a trasformarle in cover dal testo italiano.

E qui potrebbe sembrare ancora più strano che si parli in un contenitore culturale di un gruppo che si limitava a riproporre canzoni altrui, forse senza neppure vedersi attribuite dai critici le stesse qualità esecutive di altri gruppi. Ma è proprio qui che arriva la “cultura” dei Corvi e il loro essere Ragazzi di strada. La canzone che dà il titolo al libro, infatti, è tuttora infinitamente più conosciuta della versione originale. E anche quando nomi importanti (da Ivan Cattaneo allo spericolato Vasco Rossi ad altri) hanno provato a fare la cover della cover, nessuno – neppure Vasco -ha saputo infondere al brano la stessa forza che seppero dargli i Corvi, e che resiste anche a un ascolto di mezzo secolo dopo…

Perchè? Perchè Fabrizio Levati, Claudio Benassi, Gimmi Ferrari e Angelo Ravasini hanno saputo tradurre in musica la loro rabbia e soprattutto la loro sanguigna spontaneità: merce rara, in mezzo a furbizie e apparenze del mondo musicale. La carica di Claudio lo fece soprannominare “Tritolo”, la voce di Angelo (non nel senso Tebaldiano…) rende soprattutto certe canzoni – compresa appunto il Ragazzo di strada – penetranti e altre volte struggenti. E poi l’assolo di chitarra (sempre in Un ragazzo di strada), la presenza quasi nobile di Gimmi Ferrari, prestato alla musica da una dinastia di burattinai, l’elemento scenografico geniale del vero corvo appollaiato sul basso…

Insomma, davvero quella dei Corvi è una storia originalissima e non priva di valori, poltre che di una attualità musicale che è raro a trovarsi in altri e pur più celebrati gruppi dell’epoca.

IL VIDEO – Un ragazzo di strada, 1966

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