Alchimia di scrittore: Barilli e gli ultimi giorni del Parmigianino

E’ un vero gioiellino, questa breve storia che Davide Barilli ha consegnato all’editrice Diabasis, fondendo la fase finale della vita di un artista come Parmigianino e un mondo che si dipana tra il Po e le Apuane degli scalpellini. Intrigante fin dal titolo,

che è “Alchimia”, e dal sottotitolo “Ars moriendi”.

Partendo appunto dalla passione per l’alchimia che gli fu attribuita dal Vasari, il libro scava nel tormentato epilogo della vita di Francesco Mazzola, l’artista della Schiava turca, degli affreschi in Steccata e di altri capolavori. E già queste sono pagine preziose.

Ma non si ferma qui: le rocce, i colori, il fuoco e il loro significato allegorico entrano quasi come altri personaggi, in un mondo che oltre al celebre e irrequieto protagonista del Manierismo si popola di altre figure piene al contempo di vitalità, dannazione e mistero.

Le 66 pagine volano via nella lettura, ma ognuna porta con sè spessore e scrittura affascinante: questa non è per me una novità avendo avuto Davide come collega in Gazzetta, ma sui libri il suo scrivere è ovviamente meno ingabbiato e trova espressioni davvero alte. E ad esse si aggiunge una preziosa post-fazione di Paolo Lagazzi.

Barilli costruisce da tempo mondi letterari affascinanti e di altre dimensioni anche geografiche, ma mi piace vedere questo prezioso libriccino anche come uno dei frutti migliori di questi mesi (per altri versi tribolati) di Parma Capitale della Cultura: perchè non c’è modo migliore di onorare la Cultura della nostra Terra e del nostro Paese se non studiarla e reinventarla come ha saputo fare Davide, con quella che davero possiamo definire ottima Alchimia.

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