Il Correggio secondo Arbasino

Non c’è una riga che annoi. E la cosa non stupisce, trattandosi di un saggio di Alberto Arbasino. Semmai il lettore dovrà districarsi tra

paradossi o esibite dissacrazioni; ma se ci affascina l’idea di capire il “nostro” Correggio questo testo del 2008 per la collana “Pesci rossi” di Electa è davvero prezioso.

Ci sono tante citazioni, a partire da quella entusiastica di Stendhal (“divino! divino!…che grazia seducente! che grazia celeste!) che si accostano ai dubbi (“Correggio lezioso…”Correggio manierato”) che nei secoli hanno tenuto in sospeso l’artista fra i grandi ed i sommi. Con anche quel tipo di critica (“Fra Madonne e lambruschi”, “culatello, affettato”) che caratterizzano, nel richiamo ai nostri cibi deliziosi e “popolari”, le censure rivolte anche ad altri artisti nostrani in altri campi: ad esempio Giovanni Raboni, per demolire Giovannino Guareschi, definì la sua una “scrittura impastata di salame cotto e cattivo lambrusco”…

Chiusa parentesi. Tornando al Correggio, il pur breve viaggio di Arbasino (23 pagine, con un intelligente collegamento alle immagini delle 50 pagine successive) è straordinariamente ricco di spunti, e trasmette voglia di approfondirne ogni singola tappa. La Camera di San Paolo, le luci e le ombre dell’Adorazione dei pastori o del Compianto sul Cristo morto, i temi religiosi e l’erotismo di altre opere (“La soffice Io in estasi come una Santa degli orgasmi acchiappata dalla zampona elastica di un King Kong di nuvola”). E’ la “sensuosa sublimità” di cui parla il Longhi, e che scandalizzò alcuni (ma sullo “scandalosa” Arbasino mette un punto interrogativo) con la Leda con cigno oggi in museo a Berlino.

Fino ad arrivare alle cupole. In San Giovanni Arbasino sottolinea “l’elegante artificio illusionistico”, nel rapporto fra Cristo e gli apostoli a seconda di come si guardi l’affresco. Con un “dessert d’angiolini più elegante e discreto che nella cupola correggesca del Duomo. Ove un grande frullatore tira su di tutto”. E alla fine Arbasino riporta l’opinione di Berenson secondo cui le sole opere perfette del Correggio sono Danae, Leda, Antiope, Io: perché “sono inni alla femminilità come non si sono mai visti prima o dopo nell’Europa cristiana”.

Il libro: Alberto Arbasino su Correggio – Electa, 2008

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