Parmigianino: l’eleganza e i misteri

Proseguiamo nel percorso che è insieme omaggio alla grande Arte di Parma e a chi con passione e competenza ce l’ha illustrata fino ai suoi ultimi giorni, come Pier Paolo Mendogni. Ed è “il cantore della suprema eleganza” l’artista di cui oggi parliamo,

sempre prendendo spunto dal breve ma preziosissimo racconto di Mendogni nel libro “I salami dell’Antelami, i cieli del Correggio” (ed. Diabasis): ovvero il Parmigianino.

Ricca di suggestioni, e con qualche mistero, è la vita di Francesco Mazzola. Talento precoce nutrito anche della lezione del “vicino” Correggio, prima visto come maestro e poi forse come concorrente. A 20 anni il primo capolavoro, in “trasferta” a Fontanellato: una interpretazione della storia di Diana e Atteone che certamente risente degli affreschi correggeschi in San Paolo a Parma, ma che anche offre le prime testimonianze della sua sottile eleganza. (vedi foto sotto)

Da lì inizierà un percorso che porterà Mazzola a Roma e poi a Bologna, prima di tornare a Parma per la “sua” chiesa: quella Santa Maria della Steccata nella quale le Vergini sagge e stolte segneranno un punto di riferimento per il Manierismo europeo, come ampiamente sottolineato dalla grande mostra del 2003.

Di lì a poco inizierà la misteriosa parentesi degli esperimenti alchemici, che però non interromperanno la serie dei capolavori fra i quali i ritratti femminili di Antea e della Schiava turca, oltre alla fondamentale Madonna dal collo lungo. Ma arriverà anche la disputa con i committenti della Steccata, prologo alla fuga da Parma e al trasferimento a Casalmaggiore, dove Parmigianino morirà e chiederà di essere sepolto “nudo, con una croce di cipresso sul petto”.

Una vita, artistica e non, sulla quale torneremo spesso nella nostra Parmateca.

(Le foto sono stratte da Wikipedia)

PER SAPERNE DI PIU’: leggi Parmigianino sul web

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *