“E non dite di non volerne sapere”: la lezione di Giacomo Ulivi ci parla più che mai

«… e non dite di essere scoraggiati, di non volerne più sapere: pensate che tutto è successo perché non ne avevate più voluto sapere».

Aveva solo 19 anni, Giacomo Ulivi.

Ma in questa frase ci sono insieme la sua storia e la sua imperitura lezione di coraggio e di impegno civile per la Libertà. Giacomo era un giovane che avrebbe avuto davanti a sé tante prospettive: studente di legge, dopo  aver frequentato il liceo classico al Maria Luigia con Attilio Bertolucci come insegnante. Ma a soli 17 anni capì di voler partecipare alla lotta contro i nazifascisti dopo l’8 settembre e aderì alla Resistenza.

Per alcuni mesi diede il suo contributo aiutando i collegamenti fra partigiani e ufficiali inglesi, diffondendo anche materiale prodotto dalla stampa clandestina. Arrestato, riuscì a fuggire un paio di volte, ma alla fine fu nuovamente catturato a Modena. Subì anche delle torture, ma resistette senza rivelare nulla e nel novembre 1944 fu fucilato di fianco al Duomo modenese.

Al suo nome è intitolato il Liceo scientifico di viale Maria Luigia. Le sue ultime parole scritte, rivolte agli amici e alla madre, illuminano la sua giovane ma coraggiosa figura e indicano a tutti noi la differenza fra chi appoggiò una dittatura e chi si immolò per la Libertà.

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A Giacomo Ulivi dedicò una poesia Attilio Bertolucci. Questi gli ultimi versi:

Non sapevamo più nulla di te…

Ora sei tornato nel pallore

della tua passione, la morte

non può vincere la tua giovinezza tenace.

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