La più bella storia di Parma

Inizia a Spalato nel 1866, da un ufficiale ed una attrice, e termina davanti alla chiesa dell’Annunciata nel maggio 1924 in una folla che comprende anche (fatto più unico che raro) tutti i carcerari di Parma, nessuno dei quali tenterà di evadere.

E’ la storia più bella di Parma:

la storia di Padre Lino Maupas. Originario appunto dell’attuale Croazia, un’infelice esperienza in convento e poi il nuovo abbraccio all’Ordine francescano, con il trasferimento in Toscana e poi in Romagna, fino al definitivo trasferimento a Parma nel 1893.

Cappellano dell’Annunciata e poi del carcere: e nel continuo passaggio dai borghi dell’Oltretorrente a quelli di San Francesco si snoderà una storia di carità e di servizio al prossimo senza eguali nella nostra città. Di qua e di là dall’acqua, di giorno e di notte: al punto che più di una volta i confratelli lo troveranno addormentato sui gradini, stremato al punto da non riuscire a raggiungere la sua cella per qualche ora di riposo.

Una marcia instancabile sui suoi sandali, magari senza rispettare nel modo più ortodosso alcune regole, e spesso svuotando la dispensa dei frati per poter sfamare i bisognosi della città. Una città carica di tensioni, in particolare proprio nell’Oltretorrente, e spesso anticlericale. Eppure Padre Lino conquista la stima e il rispetto di tutti: da una parte riesce a fermare i facinorosi che vogliono assaltare e dare alle fiamme l’Annunciata; dall’altra contribuisce in modo determinante a fare assolvere, con la sua testimonianza al processo di Lucca, i sindacalisti parmensi accusati per i disordini legati al grande sciopero agrario del 1908.

Il suo prodigarsi fra i borghi è fondamentale, in quegli anni e in quei luoghi di miseria. Anche se i metodi non sono sempre ortodossi: come quando entra nell’ufficio del sindaco e depone sul tavolo un neonato rimasto senza famiglia e dice al primo cittadino “Io non posso allattarlo, ci pensi lei”. Un altro bambino riesce a introdurlo, nascondendolo sotto il saio, per mostrarlo al padre detenuto.

Non chiede mai per sè ma per gli altri, e nessuno riesce a dirgli di no. La morte lo coglie davanti alla casa dell’industriale Barilla, lasciandogli appena il tempo per raccomandare l’assunzione di un’altra ragazza bisognosa. Il suo ultimo viaggio è accompagnato da tutta la città, compresi appunto i “suoi” carcerati di San Francesco, e la sua tomba al cimitero della Villetta resta negli anni (come ancor oggi a quasi un secolo dalla morte) la meta di un pellegrinaggio continuo da parte dei parmigiani.

Un santo: per la gente, se non ancora per la Chiesa (la causa di beatificazione si è arenata nei decenni, nonostante più di un Papa abbia citato Padre Lino come esempio di virtù cristiana). Immortalato dai più bei versi della poesia dialettale parmigiana, di Renzo Pezzani:

Chi l’à vist mort a dis ch’ l’era pu bel.
Chi g’à rugà in sacossa a n gà cattè
che una coron’na e dil gran brizi ‘d pan:
al pu bel testament ch’a lassa un frè.

(Chi l’ha visto morto dice che era più bello. Chi gli ha frugato in tasca non ci ha trovato che una corona e tante briciole di pane: il più bel testamento che un frate può lasciare).

Per saperne di più: padrelino.it

Una risposta a “La più bella storia di Parma”

  1. Ogni volta che leggo di Padre Lino da me amato incondizionatamente, mi prende l’angoscia per il destino di quella stupenda statua in oltretorrente circondata di auto, bidoni del rudo… Non credo all’idolatria delle immagini, ma al loro rispetto si ‘. Cammina ancora per noi generoso uomo nei campi futuri della storia uomo vero, qualcuno ti seguirà.

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